Capita ogni tanto di andare a cena da un discepolo, probabilmente uno dei pochi rimasti, della cucina marinara riminese. In città Vittorio è l’ultimo depositario di un’arte illustre e noi abbiamo la fortuna di conoscerlo da una vita.
Siamo i soliti tre e paventiamo il momento in cui ci accompagnano al tavolo
Credevamo che non esistessero tavoli triangolari ed in effetti è vero. Ma quando il ristorante è pieno zeppo è possibile che un tavolo quadrato, a Zago è successo, venga accostato completamente al muro lasciando solo tre posti a sedere.
Stavolta il tavolo è addirittura doppio, cosa che ha dato al furbo Marcolino di impossessarsi di un intero lato nella segreta speranza di accaparrarsi la dovizia di antipasti caldi e freddi che sicuramente arriveranno.
Crediamo abbia una segreta, inconfessabile paura di non riuscire ad arrivare a mangiare tutto. Probabilmente per lo stesso, atavico terrore, stranamente la bottiglia del vino è sempre dalla parte di Jacques.
Ecco arrivare gli antipasti
Terminati gli antipasti è arrivata una frittura, scomparsa in un amen
Quindi, per terminare perché non siamo quei mangioni che credete, abbiamo chiesto un risotto, come vuole la tradizione locale, rosso, senza gusci di bivalve, spine e gusci di crostacei
Per aiutare la digestione c’è stata la velata richiesta di un amaro leggero, fruttato,, dal nome esotico, un amaro da nobile, diciamo, tipo il Jefferson
Ma ci siamo invece decisi per una grappetta che, invece di fotografare, ce la siamo bevuta
Date retta a noi che di cucina non ne capiamo niente: una scappata qui, una volta l'anno, è doverosa!
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