Sulla spinta di uno di noi (di cui non faccio il nome) che afferma di vantare nobili origini, abbiamo prenotato in questo ristorante dal nome adeguato al richiedente
Un pezzettino ciascuno, ovvio, ma sufficiente a far dire all'arrivo dei tortelloni a Marcolino, visto che ha gli occhi più grandi dello stomaco, che erano pochi e ne avrebbe chiesti degli altri.
- Aspetta - gli abbiamo detto - vediamo quanta roba arriva ancora…
Ha accettato a malincuore ma siamo stati buoni profeti perché alla fine della serata quasi non riusciva a finire quello che aveva nel piatto.
Tortelloni al tartufo
Per finire Sorbetto al caffè, Liquirizia e Limoncello, che non abbiamo fotografato perchè nel cellulare di Zago era finita la pellicola.
Tutto molto buono e, cosa che ci ha sorpreso moltissimo, il prezzo pagato è stato proprio quello segnato sul menù. Perché dovete sapere che noi srazziamo sempre. O prendiamo più vino, o scegliamo un dolce particolare oppure un bicchierino di passito con gli etruschi.
Al ritorno c’è stata un’accesa discussione sulle luci che si intravedevano nella notte. San Marino? Verucchio? San Leo?
La discussione è durata fino alle porte di Rimini (ma io la ritengo ancora aperta).
Poi, il fattaccio.
“Non voltare qui - dice Zago - mio fratello mi ha detto che più avanti si appostano sempre i vigili.
Ma Mascolino con un’alzata di spalle e una sonora sbuffata, gira ugualmente il volante.
Risultato: paletta.
E palloncino.
- Cortesemente, può soffiare qui dentro? - chiede l’agente che ci ha fatto accostare ai margini della strada.
- Certamente, lo sventurato rispose (cit.), e per ben 12 volte soffia nell’apparecchio senza mai riuscire ad attivarlo.
L’agente è uno giovane, tranquillo.
- Ha bevuto? - chiede.
- Giusto un bicchierino - risponde Marcolino
- Allora tenga, provi da solo - e consegna al malcapitato il congegno.
Dopo altri sette, otto tentativi vani l’agente esclama esasperato:
- Ma soffi più forte, con più energia!
- Non posso - bofonchia l’altro - sono in cura dal dentista, se soffio più forte mi salta il ponte.
Con uno sguardo l’agente lo fissa per dieci secondi, sguardo con cui gli misura l’esatto tasso alcolemico assieme a quello di faccia tosta romagnola e di furba stupidità congenita.
Si riprende l’etilometro e dice piano: vada, vada…